Polveri infumi: la forma è sostanza
April 12th, 2009 Posted in chimica, propellenti | Commenta »A seguire una breve panoramica sulla nascita e sulle caratteristiche basilari degli esplosivi propellenti per armi da fuoco. Dopo la definizione di esplosivo propellente e qualche cenno storico sulla nascita delle polveri infumi, si farà riferimento all’influenza della geometria dei grani sulla velocità di combustione.
Gli esplosivi propellenti
Possiamo definire esplosivo una sostanza che, se opportunamente innescata, è capace di un repentino cambiamento di stato erogando grande quantità di gas e calore. L’esplosione sostanzialmente è una combustione estremamente rapida ma in taluni casi controllata, caratteristica fondamentale che ci porta a considerare due tipi di esplosione: detonazione e deflagrazione. Saremo in presenza di detonazione quando la reazione ha velocità di combustione di migliaia di m/s (sino a 10.000 m/s) tale da dar luogo ad effetti dirompenti incompatibili con l’uso per cartucce. Avremo invece deflagrazione quando il fenomeno risulta molto meno violento cioè, quando le velocità di combustione sono nell’ordine di qualche centinaio di m/s con graduale sviluppo dei volumi gassosi. Gli esplosivi deflagranti vengono anche definiti propellenti.
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Il costituente primario delle polveri infumi è la nitrocellulosa. A seconda del grado di nitrazione desiderato si ottengono: al massimo grado di nitrazione, la trinitrocellulosa o fulmicotone (contenuto in azoto tipicamente superiore al 13,35%); al grado di nitrazione medio basso la binitrocellulosa, forma attenuata della precedente, detta anche pirocollodio (titolo azotometrico tipicamente prossimo al 12,60%) o cotone collodio (titolo azotometrico tipicamente prossimo al 12,20%). Le nitrocellulose a titolo di azoto ancora inferiore non trovano impiego come esplosivi.
Normalmente, nelle armi da fuoco a canna rigata, le prestazioni energetiche medio alte, per uno specifico calibro, possono essere raggiunte con proiettili in lega di piombo, se, alla base di essi, si applica quello che si definisce “gas check”. I proiettili in lega privi di gas check infatti, tendono a lasciare in canna depositi metallici tanto
maggiori quanto più in alto si porta la spinta propulsiva e con essa: velocità, pressione e temperatura. Il gas check è una coppetta metallica ancorata mediante crimpatura alla base del proiettile stesso. Le coppette vengono realizzate spesso per imbutitura di fogli o strisce di rame dello spessore tipico di 0.75mm. E’ possibile l’applicazione dei gas check solo su palle predisposte con una specifica base sottocalibrata (vedi immagine a fianco).
abbiamo dotato il rest di ottica laser. Come visibile dalle foto, al fine di migliorare la ripetibilità di collimazione del laser, abbiamo posizionato il puntatore sulla base del sistema, lì dove subisce meno scuotimenti e stress di movimento, puntandolo su di un prisma che ruota di 90° il fascio in modo da direzionarlo verso il bersaglio. L’unica parte in movimento sarà quindi il prisma, struttura monolitica da incollare semplicemente su di una superficie solidale con il braccio oscillante del rest.












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